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Il valore del cambiamento si misuri sui vantaggi concreti per i cittadini: senato elettivo o abolizione con riforme vere per crescita e occupazione. Altrimenti non si riparte.*

Il tema delle riforme, come noto anche a chi per scelta o distrazione è lontano dalle vicende politiche, ha indubbiamente occupato negli ultimi mesi la scena parlamentare e quella dei mass media. In particolare, la riforma del senato, ha monopolizzato dibattiti e discussioni, lasciando però a mio parere diversi nodi scoperti e offuscando altri punti tutt’altro che risolti. Tralasciando in questa sede i tecnicismi, vorrei fare alcune considerazioni sul reale valore delle riforme e quindi di quello che forse frettolosamente è stato presentato come “vero cambiamento”.

La domanda è semplice: questa riforma del Senato, rappresenta un vero cambiamento? Apporta un concreto valore aggiunto per i cittadini? Non è difficile da parte mia rispondere purtroppo in termini negativi. Chiarisco subito che non si tratta di essere “pro o contro” le riforme, anzi. Il tema è un altro e riguarda il loro “peso” sulla vita del Paese. Come ha recentemente affermato l’On. Raffaele Fitto su questa vicenda “noi siamo per le riforme, ma senza strozzature. Il senato sia elettivo. I cittadini devono essere protagonisti”. E’ proprio condividendo questa presa di posizione e concentrandoci sui cittadini che quindi dobbiamo e possiamo sciogliere i nodi a cui facevo riferimento in precedenza.

Questa riforma che purtroppo non sposterà i destini della stagnante economia italiana, estromette infatti i cittadini dalla scelta dei propri rappresentanti, che si ritroveranno così come per le province, con una istituzione che non solo non viene abolita ma che passa in capo alle decisioni di “100 nominati”.

Riassumendo quindi, il parlamento sta compiendo enormi sforzi con due risultati evidenti: elettori messi da parte e  cambiamento solo di facciata. La nostra posizione è invece chiara e netta: il senato resti elettivo o venga abolito del tutto. E in questa seconda ipotesi, da senatore in carica, come ho dimostrato, non avrei alcuna esitazione a votare a favore.

Insieme a noi, va detto “inoltre”, che c’è una grande parte del Paese che oltre a condividere tale visione, chiede con forza, ripetutamente da mesi, che lo stesso vigore dimostrato dalla maggioranza di governo per accelerare l’approvazione del ddl Boschi (con benefici tutti ancora da accertare, come dicevamo), venga impiegata per riforme che incidano realmente sui problemi degli italiani.

Saltano agli occhi, senza essere necessariamente politologi o esperti di economia, alcune necessità non più rimandabili, ahinoi smarrite tra le polveri alzate dalle bighe governative nella corsa verso la riforma di Palazzo Madama.

Che fine hanno fatto le riforme reali a sostegno degli incentivi per i piccoli e medi imprenditori, asse portante dell’economia del Paese? Che fine ha fatto ad esempio l’impegno concreto per semplificare adempimenti e procedure per favorire e attrarre la nascita e la vita di nuove aziende? Sappiamo che nella maggior parte dei paesi europei basta una settimana per metter in piedi un’azienda. Da noi invece chiudono o nel migliore dei casi sono schiacciate dalla burocrazia. Quali proposte serie, restando sempre nel settore vitale delle imprese che creano lavoro, sul versante della tassazione? Mi si perdonerà l’inevitabile semplificazione ma leggendo le cronache delle ultime settimane, sembra che la riforma del Senato sia più importante di tali questioni.

Mentre infatti si continuano a perdere posti di lavoro, nulla di concreto si fa per evitare che le tasse affossino, tra saldo del 2013 e anticipo sulle imposte del 2014, quanti resistono alla crisi.

Vogliamo poi sottolineare l’annosa questione dei debiti della P.A. verso i privati? Tanti proclami ma ancora poca sostanza, con conseguenze tristemente note, sulla compattezza del nostro tessuto sociale, sul piano economico, occupazionale, familiare e umano.

Non ci sfugge nemmeno l’incapacità di dare risposte certe a situazioni sfociate in un immeritato caos, poco degno di una delle più importanti democrazie occidentali: parliamo della nebulosa sul mancato accesso alla pensione di migliaia di insegnanti e operatori del comparto scuola che pur avendo maturato i requisiti, sono da mesi alle prese con dubbi e incertezze che tra le altre cose frenano l’inserimento di giovani lavoratori nel settore educativo.

E torniamo allora ai quesiti iniziali: quali sono le riforme che apportano un concreto valore aggiunto per i cittadini? Alcune risposte le abbiamo già elencate. Il nostro impegno, sui territori e a livello nazionale, continuerà ad andare unicamente in quella direzione per il futuro “reale” del Paese.

 

*Sen. Luigi Perrone

Presidente ANCI Puglia

Gino Perrone

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